Santa Messa di Natale con i rifugiati di Bagdad

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In occasione del Natale abbiamo aggiunto tre Messe a quelle che celebriamo ogni anno. Due in inglese ed una in arabo per i rifugiati nella scuola.

Quest’ultima è stata molto speciale per la difficile situazione nella quale vivono e per uno speciale regalo del Santo Padre.

Il Papa Francesco ha inviato un messaggio affinché sia letto nelle Messe di Natale, ed in particolare è nella scuola dove ha ottenuto maggiore forza, perché anche se era diretto a tutti i cristiani del Medio Oriente, aveva un significato speciale diritto a coloro che avevano perso tutto a causa della persecuzione.

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Monsignor Jorge, segretario del Nunzio, ha detto delle bellissime parole all’inizio della Messa spiegando come i cristiani profughi sembravano tanto Gesù a Betlemme, e dopo ha raccontato alla gente il messaggio del Papa. Abbiamo dato una copia del messaggio ad ogni fedele e lo abbiamo letto dopo il Vangelo.

Le parole del Papa hanno risuonato con particolare forza nell’ambiente aperto della scuola che, come chiesa improvvisata, accoglieva coloro che più assomigliavano al bambino che è nato povero, senza comodità, lontano dalla sua città, e che dopo è dovuto scappare da coloro che lo perseguitavano per ucciderlo.

Mentre si leggeva il messaggio del Sommo Pontefice c’era gente che piangeva emozionata. Si compiva esattamente ciò che aveva detto il Papa: “per molti di voi le note dei villancicos (Composizione poetico-musicale, diffusa in Spagna e in Portogallo alla fine del 15° sec.) saranno mischiate con lacrime e sospiri”.

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Come non avrebbero sentito emozioni nel vedersi così vicino al cuore di padre del Papa?
“Penso specialmente nei bambini, le madri, gli anziani, y profughi ed i rifugiati, coloro che hanno fame, quelli che devono sopportare la durezza dell’inverno senza un tetto dove ripararsi. Questa sofferenza reclama a Dio e chiama a comprometterci tutti con la preghiera e con ogni tipo di iniziative. Desidero trasmettere a tutti la mia vicinanza e solidarietà, così come quella della Chiesa, e dare una parola di consolazione e di speranza”.

Si vedevano riflessi in ogni parola: “Che possiate dar sempre testimonianza di Gesù in mezzo alle difficoltà! La vostra presenza è preziosa per il Medio Oriente. Siete un piccolo gregge, però con una grande responsabilità nella terra sulla quale è nato e si è diffuso il cristianesimo. Siete come il lievito nell’impasto. Prima di qualsiasi delle attività della Chiesa nell’ambito dell’educazione, della sanità o assistenziale, a cui tutti attribuiscono tanto valore, la maggiore ricchezza per la regione sono i cristiani, siete voi. Grazie per la vostra perseveranza”.

E ancor di più perché molti hanno perso i loro cari in questa persecuzione: “La situazione nella quale vivete è una forte chiamata alla santità di vita, così come lo hanno comprovato i santi ed i martiri di diverse appartenenze ecclesiali. Ricordo con affetto e venerazione ai Pastori ed ai fedeli e a coloro che negli ultimi tempi è stato chiesto spesso il sacrificio della vita per il solo fatto di essere cristiani. Penso anche alle persone sequestrate.”

E si sentivano in più contestati : “Prego perché viviate la comunione fraterna ad esempio della prima comunità di Gerusalemme. L’unità voluta per nostro Signore è più necessaria che mai in questi tempi difficili; è un dono di Dio che interpella la nostra libertà e aspetta una nostra risposta…Care sorelle, cari fratelli cristiani del Medio Oriente, avete una grande responsabilità e non siete soli davanti ad essa. Per questo ho voluto scrivervi per animarvi e per dirvi quanto è coraggiosa la vostra presenza e la vostra missione in questa terra benedetta dal Signore. La vostra testimonianza mi fa molto bene. Grazie. Tutti i giorni prego per voi e le vostre intenzioni. Vi ringrazio perché so che voi, nelle vostre sofferenze, pregate per me e per il mio servizio alla Chiesa. Realmente spero di avere la grazia di venire a trovarvi di persona a trovarvi e confortarvi”.

È molto difficile spiegare l’ambiente che si viveva nella Messa. La sofferenza per Cristo fecondava i cuori, li univa al Suo Santo Sacrificio e gli portava la pace. Alla fine della celebrazione si sono tutti avvicinati a baciare la piccola immagine di legno di olivo della Terra Santa del Bambin Gesù che è stata una proclamazione che la nascita del Figlio di Dio nella nostra carne umana, che è un mistero ineffabile di consolazione: “Poiché si è manifestata la grazia di Dio, che porta la salvezza per tutti gli uomini” (Tt 2, 11). E per questo l’allegria ha colmato i cuori; allegria profonda e serena. Vera allegria!

Ringraziamo a Dio per questa bellissimo Natale che ci ha concesso.

Ringraziamo il Papa per le sue parole incoraggianti: “desidero esprimere il mio speciale riconoscimento e gratitudine a tutti voi, cari fratelli Patriarchi, Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose, che accompagnate con sollecitudine il cammino delle vostre comunità. Quanto è preziosa la presenza e l’attività di coloro che si sono consacrati totalmente al Signore e lo servono nei fratelli, specialmente nei più bisognosi, testimoniando la propria grandezza ed il proprio amore infinito! Quanto è importante la presenza dei Pastori insieme al proprio gregge, specialmente nei momenti di difficoltà!”.

Ringraziamo a tutti coloro che ci stanno accompagnando con le loro preghiere ed i loro sacrifici e ringraziamo ai nostri cristiani per il loro esempio.

Padre Luis Montes, IVE

Missionario in Irak

 

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