Prima Chiesa dedicata a San Giovanni Paolo II nell’IVE in Iraq

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Le nostre lodi servono ai Santi?

La venerazione della loro memoria va a nostro beneficio, non al loro. (San Bernardo)

Dopo la nostra descrizione circa la dedicazione della nostra cappella “San Giovanni Paolo II” (VEDI FOTO QUI), volevamo manifestare la nostra gratitudine perchè Dio nella sua Provvidenza ha voluto che nella nostra comunità venisse istituito il primo tempio del nostro Istituto dedicato al colui che è stato chiamato dal nostro fondatore “Padre della nostra Famiglia Religiosa”. Per aggiungere altra allegria a quella già presente, constatiamo anche che è la prima chiesa dedicata a Giovanni Paolo Magno in questo Paese.

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Il Papa, pur avendo viaggiato in tutto il mondo, non ha potuto visitare questa terra (Iraq) a causa della piccolezza e della mediocrità dei grandi di questo mondo, ora ha voluto darci la gioia di essere i primi a poterlo onorare come Patrono della Chiesa della nostra comunità.

Ricordiamo che Giovanni Paolo II voleva cominciare il suo pellegrinaggio nei luoghi santi l’anno 2000 dall’Iraq, per seguire i passi di Abramo, nostro padre nella fede, purtroppo i contrasti tra il governo dell’Iraq e le varie potenze dell’occidente e del mondo arabo hanno reso ciò impossibile.

Quindi, a causa di questo problema, il Papa pellegrino ha cominciato il suo pellegrinaggio spiritualmente. Se gli uomini si sono impegnati ad ostacolare il suo viaggio, Egli lo ha realizzato in modo che nessuno potesse evitarlo, ossia, attraverso la sua preghiera ed il suo desiderio. Alla fine dei conti “Poiché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”(1 Cor 1, 25) nessuna meschinità poteva fermare Giovanni Paolo II.

Da Roma si è rivolto spiritualmente a queste terre per “rivivere il momento iniziale della storia della salvezza” (GPII Udienza 23 febbraio del 2000), perchè “mentre con il cuore andiamo indietro fino alle origini dell’Alleanza di Dio con l’umanità, il nostro sguardo ritorna fino ad Abramo, verso il luogo dove ascoltò la chiamata di Dio e rispose ad essa con l’obbedinaza della fede”(GPII Omelia 23 febbraio del 2000).

In questo modo ha così voluto manifestare la sua protezione, attraverso anche una sua reliquia che si trova qui in Iraq, per proteggere  questo paese che è stato causa di dolore nel suo cuore di padre.

Benedetto XVI spiegando la grandezza del suo predecessore disse:

Quello che il Papa neo eletto chiedeva a tutti era: “Non abbiate paura!”, Aprite!” E anche di più: “Spalancate le porte a Cristo!”. Lui stesso ha praticato quanto detto in prima persona, aprendo a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante, che gli veniva da Dio, una tendenza che poteva sembrare irreversibile.

Con la sua testimonianza di fede, di amore e di spirito apostolico, unitamente ad una grande umanità, questo figlio esemplare della nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non aver paura di definirsi tali, di appartenere alla Chiesa e di diffondere il Vangelo.

In maniera più approfondita, la sua tesimonianza di fede ha aiutato a non temere la verità, perchè la verità è garanzia di libertà. Ha ridato la forza di credere in Cristo, perchè Cristo è il Redentore degli uomini, Redentore dell’uomo. Tutto questo è il tema della sua prima Enciclica e il filo conduttore di tutto il suo pensiero.

Per affrontare le enormi difficoltà di questa nazione abbiamo bisogno di un “gigante” che non sia tale secondo i criteri di questo mondo, ma secondo gli occhi di Dio. Una persona che nel vedere che ancora “i re della terra si alleano tra loro, mentre i principi cospirano contro il Signore e contro il Messia” sostenga il bisogno andare oltre, comprendendo che “chi abita il cielo sorride, e il Signore si burla di loro”. Insomma, di una persona che proclami “felici coloro che si rifugiano in Lui”.

Qualcuno la cui vita sia ancorata a Dio e la cui solidità derivi dalla sua unione alla Passione del Redentore, colui che ha rinuniciato a sè stesso ed è pieno di Dio. Per questo concludiamo con delle parole di Benedetto XVI, le quali esprimono quanto detto in maniera mirabile:

 “Lui si sommergeva nell’incontro con Dio, anche in mezzo a molteplici occupazioni del suo ministero; dopo aver avuto testimonianza della sua sofferenza, il Signore lo ha spogliato lentamente di tutto ma nonostante questo lui è rimasto come una ‘roccia’, proprio come Cristo comanda. La sua profonda umiltà, radicata nella sua intima unione con Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la Chiesa e di dare al mondo un messaggio anche più eloquente, proprio nel momento in cui le sue forze fisiche lo stavano abbandonando. Così lui ha realizzato in maniera straordinaria quella che è la vocazione di ciascun sacerdote e vescovo: ovvero essere una cosa sola con Gesù, del quale quotidianamente vive la Chiesa”.

P. Luis Montes, IVE

Missionario dell’Istituto del Verbo Incarnato in Irak

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