Le prime immagini che la Groenlandia dà

in Groenlandia by

Cara Famiglia:

Alcune persone mi hanno chiesto insistentemente di scrivere qualcosa una volta arrivato a Nuuk, e citavano i testi del grande p. Llorente. Successivamente ho letto la cronaca del p. Diego Cano, che riportava le “minacce” del Gesuita dell’Alaska (p. Llorente) ai missionari che non scrivono. Teoria che venne confermata anche dal suo compagno di formazione, il savio apostolo della Cina, p. Juan Carrascal, che scrive: “Per essere un buon comunicatore è indispensabile il buon umore. Il buon umore è la pietra filosofale del missionario. Centuplica le forze e l’efficacia delle sue azioni. E’ la migliore pubblicità, il sollazzo più desiderato, il riposo più desiderato. In questo mondo pieno di delusioni tutti si appoggiano sull’umorismo, come in inverno al termosifone o in estate al ventilatore. Un missionario senza il buon umore è un religioso senza grazia … per lo meno quella attuale”. Sono qui, a scrivere alcune righe su queste prime ore in Nuuk, capitale della Groenlandia. Sono arrivato insieme al p. Gerardus Hauwert, da poco più di una settimana. In questi pochi giorni non è accaduto nulla che si possa considerare “spettacolare”, non ci sono state nevicate impressionanti, né l’aurora boreale, neanche importanti visite … nell’aeroporto ci aspettavano due sacerdoti dell’Istituto.

Desidererei condividere con voi le prime impressioni, che sono state molto positive e molto incoraggianti.

La prima cosa da menzionare, poiché è la prima cosa che impressiona. È il paesaggio. La neve, le montagne, il mare, le case in legno e notevolmente colorate, i grandi pezzi di ghiacci che navigano lentamente sul mare, e certamente, il freddo. Si sente freddo quando si esce di casa ma non dentro, come può succedere in Argentina. Questo si, quando si è fuori, è come se ti poggiassero dei grandi pezzi di ghiaccio sul volto e in queste condizioni cominci a camminare. Sebbene si portino dei pantaloni per la neve, un giubbotto sofisticato e un cappello che qualsiasi eschimese potrebbe invidiare, la faccia è sempre gelata. Così le circostanze aiutano  il missionario a rendersi conto di essere arrivato in Groenlandia, a due passi dal Polo Nord!

La seconda cosa che impressiona è la gente. Prima di venire a Nuuk, siamo stati una settimana a Copenaghen, e lì abbiamo avuto il primo contatto con la cultura danese. La gente è rispettosa, ordinata, lavoratrice, abnegata… e sportiva. Nonostante i 10° sotto lo zero, di notte e sulla neve, è frequente trovare persone, di tutte le età, che corrono nelle piazze. Vediamo se saremo capaci di assimilare la cultura in ogni cosa…

A Nuuk, i danesi sono la minoranza e a volte non conservano con molto riguardo le loro usanze, poiché condividono la loro vita con altre razze e culture. La maggioranza è formata dai groenlandesi, ovvero, i famosi esquimesi, che come saprete hanno delle accentuate caratteristiche asiatiche. Il p. Llorente racconta “ Gli esquimesi solitamente sono di statura bassa, con capelli, occhi e forme orientali fino a confonderli con i giapponesi o con i coreani. Nessuno sa quando o da dove siano arrivati; ma sembra che siano arrivati dallo stretto di Bering o in canoe durante l’estate, o con le slitte sul gelo dell’inverno, se è vero che in passato lo stretto si sia congelato in modo tale da facilitare il passaggio delle carovane. Per quanto sappiamo, sembra che una volta in Alaska, gli esquimesi si siano estesi sulla costa e con il passare del tempo sono arrivati ad occupare un’estensione geografica superiore a quella occupata da qualsiasi altra razza; poiché si sono estesi dai confini dell’Alaska Aleutina fino alla Groenlandia e al Labrador, passando per il nord del Canada”.

Il terzo gruppo è formato dai “creoli” del gelo, i figli nati dai matrimoni dei danesi con i groenlandesi. In questa famiglia c’è una grande unione di usanze. Così per esempio, in un compleanno la padrona della casa, di origine groenlandese, mi ha offerto della pelle cruda di balena. E lo sposo, di origine danese, mi ha detto che lui non poteva, mangiarlo… immaginatevi la situazione… la padrona insisteva e non ho avuto molte alternative… avanti con la balena!

Nel quarto gruppo possiamo far rientrare tutti gli stranieri: filippini, tailandesi, spagnoli, africani, ecc.

La terza cosa che mi ha impressionato: la lingua. Da alcuni giorni mi trovo in un mondo in cui il mio principale mezzo di comunicazione sono i gesti. E proprio in questi giorni ho sperimentato l’efficacia del linguaggio corporale. Certamente ho come rifugio gli altri sacerdoti, ma io non posso parlare… e questo è una novità. E senza pretendere di negare l’analogia dei “tre chiodi”, l’imparare una lingua è una vera prova, continuo ad affermare che lo studio della nuova lingua diventa fin dai primi giorni, una delle attività piò importanti del nuovo missionario e pertanto, il suo maggiore entusiasmo è l’allegria. Forzando i termini, c’è una “salutare ansietà” per il nuovo idioma che da più fervore al nuovo arrivato.

Infine, impressiona ciò che comunemente chiamiamo “il cambio di ritmo” o di attività. La nostra vita quotidiana, per varie ragioni, tra cui l’idioma di cui ho parlato precedentemente, attualmente si rassomiglia di più a quella di San Benedetto che alle avventure dell’instancabile Francesco Saverio. Siamo quattro sacerdoti e passiamo gran parte della giornata in preghiera, nello studio, nella vita comunitaria, alcuni apostolati sull’internet e alcuni affari domestici. L’unica eccezione è p. Walter Pereyra, il  primo sacerdote dell’Istituto che è arrivato in queste terre e che pertanto già conosce bene la lingua. Questo gli permette di intraprendere vari apostolati e tra questi vale la pena di sottolineare le numerose ore di lezione di spagnolo che insegna ai bambini della scuola elementare. Come vi renderete conto, è un mezzo molto utile per portare Cristo nell’ambiente dell’educazione.

Per finire, questo congiunto di realtà genera un clima del tutto speciale, ricco di novità, attraente, dove tutto impressiona più del normale quando si vede tutto con gli occhi di colui che sa di stare qui perché Gesù Cristo stesso lo ha voluto. Ed è sicuro che la cosa principale sia già compiuta: fare presente il Sacrificio di Cristo sulla Croce in questi confini del nostro mondo.

Dio continui a benedire la nostra Famiglia Religiosa con sante e abbondanti vocazioni grazie allo sforzo e all’esempio di tanti missionari, specialmente quelli che con grande allegria e abnegazione rimangono in posti macchiati da conflitti bellici ed altre difficili situazioni.

P. Fabio Schilereff

From: www.cristoreive.org

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