La Santa Messa contro il paganesimo

in Tanzania by

Quando guido verso i villaggi, al volante dell’auto, molte volte mi ispiro a scrivere. Gli altri giorni ho avuto molto tempo per riflettere, dato che ho fatto il giro più grande dentro la parrocchia da quando sto qui, già da quasi tre anni. Ho guidato per 105 km anche se sembra incredibile. Però succede purtroppo che siamo nella stagione delle pioggie e le strade sono tanto brutte, e molte di loro diventano intrasitabili, quindi bisogna cercare strade alternative allungando le distanze.

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Adesso vi racconterò ciò che mi  è successo, e per questo motivo ho sorpassato le mie uscite più lunghe. Dovevo andare in un villaggio che dista 35 km, però con il giro che dovevamo fare, abbiamo fatto più di 50 km, e di conseguenza si deduce il risultato del viaggio. Per essere fedeli alla verità, vi racconto che addirittura siamo arrivati ad un’altra parroquia, di una diocesi vicina per poter ritornare di nuovo alla nostra parroquia dal lato sud.

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Le strade sono ridotte male veramente, ma in alcune parti sono a posto e questo ci ha aiutato a ridurre un pò i tempi. I paesaggi, bellissimi, grazie alle pioggie, con i campi di riso pieni di acqua, verdissimi, ed altre fattorie coltivate con i primi germogli che fanno capolino. La giornata grazie a Dio ci è venuta incontro, senza molto caldo e neanche con pioggia, che avrebbe potuto complicare un pò tutto.

Dato che il viaggio era lungo, decisi di incluire nella la visita a due villaggi vicini, per evitare di dover tornare nella stessa settimana. Ho visitato il villaggio di Mwendakulima e Seleli. Quest’ultimo era la prima volta che andavo, così che avevo molto desiderio di arrivare. Si noti che con quasi tre anni nella missione, ancora non sono riuscito a conoscere tutta la parrocchia, vale a dire 48 villaggi. Penso che ancora me ne mancano solo due o tre e niente più. Essendo la prima volta, avevo bisogno di una guida, e per questo si è  offerto l’infaticabile Filippo. Padre Victor, essendo il suo secondo giorno di studio di swahili, ha preferito rimanere e continuare ammorbidendo la lingua.

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Durante il viaggio siamo passati per la cappella di Shiki, la parrocchia vicina verso il sud, che è addirittura nella Diocesi di Tabora. Sono rimasto sorpreso di vedere una così grande e bella chiesa, tutte dipinta all’esterno e ben mantenuta. Ci siamo fermati perché volevo scattare qualche foto, e ci siamo resi conto che i fedeli stavano lavorando; alcune signore stavano coltivando dei fiori nella parte frontale, un gruppo di uomini stavano riparando dei banchi in una stanza attigua.

Tutti sono venuti a salutarci e ad accoglierci, bella consuetudine dei sukumas, con molta allegria e ci hanno invitato a rimanere, a chiacchierare, a celebrare la loro messa, etc. Abbiamo detto loro che non potevamo perché avevamo una lunga giornata davanti, e che forse saremmo tornati di notte. Addirittura ci hanno detto che se tornavamo molto tardi, avremmo potuto restare lì a dormire.  Li abbiamo ringraziati, scattato alcune foto tutti insieme e abbiamo proseguito il viaggio.

Nel primo villaggio, Mwendakulima, ci aspettava un buon numero di fedeli. Lì ho confessato mentre pregavano il rosario, dopo la Messa, infine, ho fatto 21 battesimi di bambini.

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Erano tutti molto costernati per l’assassinio di una signora che era la segretaria del villaggio. È stato qualcosa di terribile, nessuno riesce a dare una spiegazione del tutto convincente. Teresa era molto buona e lavorava nella chiesa. La domenica appena arrivata la notte, intorno alle 20 , lei stava cucinando per la sua famiglia, suo marito e due dei suoi figli più piccoli, quando un uomo arrivò nel buio, con una torcia elettrica potente e abbagliandoli si avvicinava. Quando arrivò vicino, cominciò a scaricare colpi di machete su di lei. Il marito cominciò ad urlare e a chiedere aiuto ai vicini, però purtroppo quando arrivarono ​​era già troppo tardi, non c’era più nulla da fare. Ho provato a chiedere il più possibile del perchè sia successo tutto questo, e le mie ipotesi giungono, come in molti casi simili, a questo: si tratta di stregonerie, credenze pagane, e in definitiva, per essere così macabro il caso, di un intervento diabolico. So che forse, qualcuno nel leggere questo,  non sia d’accordo, però dovrebbero conoscere l’ambiente pagano, per capire quello che dico.

Faccio ora il proposito di scrivervi  qualcosa di più specifico su questo tema, ma sappiate che siamo in terra di missione, e la missione ai pagani. Credo che il demonio ha regnato per secoli e secoli in questi posti, e non da molto tempo fa, sessanta o settanta anni, sta perdendo terreno. Questi villaggi di cui parlo, sono i più lontani, e purtroppo siamo in grado di andarci poche volte all’anno, quindi hanno la necessità della della Messa molto spesso. Sono contento che, anche se sono poche, certamente è qualcosa di molto importante che il Sacrificio di Cristo si celebri in queste terre.

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Proprio il giorno prima, ho letto nell’ Ufficio delle letture, la lettera di San Roque González al suo provinciale, ecco questo paragrafo che vi trascrivo: “Abbiamo sistemato la capanna, con delle stecche di canna, e con lo stesse era legata una cappellina un pò più ampia dell’altare, dove dicevamo Messa. Ed in virtù di questo sacrificio sovrano e divino della Santa Croce che si stava offrendo, e lì stava trionfando, davanti al quale, i demoni che prima apparivano agli indigeni, non hanno avuto il coraggio di apparire più … “. Ed io credo che sia in qualche modo analogo a ciò che stiamo vivendo. Durante il pranzo, alcuni leader mi hanno detto che di questi casi ce ne sono vari durante l’anno, e che sono sempre questioni di stregoni e di credenze pagane. Io voglio costruire lì una casa per poter accogliere i missionari e così iniziare il nostro “tour di addomesticamento” andando due sacerdoti a rimanere per un pò di tempo lì, celebrando la Messa in tutti i villaggi vicini, confessando, predicando, evangelizzando …Sarà l’unico modo di far finire queste cose. Dio ci aiuterà ad ottenere l’aiuto per concretizzare tutto questo.

Bueno, pero dejemos para otra crónica extendernos sobre el tema. Luego de la Misa fuimos a bendecir el sepulcro, y de allí fuimos a bendecir la casa, donde todavía quedaba mucha gente para el velorio, pero que esa misma tarde se regresaba cada cual a lo suyo, luego de los tres días de duelo. Después de bendecir todo el lugar, y de dar el pésame a la familia, salimos para seguir el trabajo en la siguiente aldea. Yo miraba esos campos sembrados que rodeaban la casa, y pensaba en esa cosecha que ya Teresa no vería, en esos niños de cinco y tres años, que empezarían una nueva vida, sin su madre… Y no podía dejar de pensar en eso. Necesitamos ir más seguido… ¡pero no podemos!

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Beh, lasciamo per un’altra cronoca lo sviluppo sull’argomento. Dopo la Messa siamo andati a benedire la tomba, e da lì siamo andati a benedire la casa, dove c’erano ancora tante persone velando, che però sarebbero tornate, la sera stessa, ognuno alla propria casa, dopo tre giorni di lutto. Dopo aver benedetto l’intero luogo, e aver offerto le condoglianze alla famiglia, siamo partiti per continuare il lavoro nel villaggio seguente. Ho guardato quei campi coltivati che circondano la casa, e ho pensato al raccolto che Teresa già non avrà, e ho visto quei bambini di cinque e tre anni che avrebbero iniziato una nuova vita senza la loro madre … e non riuscivo a smettere di pensare a questo. Abbiamo bisogno di andare più spesso … ma non possiamo!

Siamo arrivati al villaggio di Seleni, nel mio caso per la prima volta. Mi dispiace di non aver potuto conoscere la cappella, perché siccome è molto piccola e con il tetto di paglia, i leaders hanno deciso di chiedere un’aula della scuola per non correre il rischio di rimanere sotto la pioggia durante la Messa, così che avremmo dovuto spostarci nel bel mezzo della cerimonia. I bambini erano già usciti da scuola, quindi eravamo rimasti solo noi. Ancora una volta, mentre pregavano il Rosario, ho cominciato a confessare, e sono rimasto sorpreso che pur essendo pochi adulti, una buona quantità si sono confessati. Le aule sono veramente pietose, con il pavimento di terra, le porte e le finestre rotte, i banchi molto maltrattati e pochi, solo la metà delle aule ha i banchi.

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Qui ho fatto quattro battesimi di bambini, e la gente ha sofferto con il mio sermone, perchè a quel punto e non coordinavo le frasi di swahili e più mi mi sforzavo più mi si intrecciavano le parole. Sono stato contento di aver fatto la loro conoscenza, e come previsto, ci hanno chiesto di andare più spesso. Dopo essere andato a benedire la casa di alcuni insegnanti della scuola ed il preside, lui stesso ci ha invitato a mangiare a casa sua. Ho colto l’occasione per chiedere quanti bambini frequentano la scuola e mi ha detto che non meno di settecento! E quante aule? gli domando. Sette mi risponde il più fresco. Vivo in questi luoghi e vedo spesso questo,  ma non smette mai di sorprendermi … e ammirare come in quelle aule entrano un  centinaio di bambini, la metà dei quali siede a terra e scrive come può. Vedo la gratitudine che queste persone hanno, e osservo la nostra mancanza di riconoscimento di tanti benefici che abbiamo sempre ricevuto, e al contrario, noi paghiamo Dio con le nostre litanie di lamentele ed ingratitudini.

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Siamo partiti da Seleli al tramonto, e cominciammo il lungo cammino di ritorno trascorso per la maggior parte in silenzio con Filippo, forse perché stavamo riflettendo su ciò che avevamo vissuto … e forse già un po ‘stanchi entrambi. Pregate per noi, pregate per i missionari, pregate affinchè vengano molti sacerdoti. Che in queste terre regni la paura ed il terrore, ma che regni il Cuore di Cristo, attraverso il suo amore misericordioso.

¡Duc in altum!

P. Diego Cano, IVE.

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