Irak: Pazienza di Dio ed impazienza di Dio

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Sempre abbiamo detto che è difficile spiegare la situazione di questo paese (come stiamo) e purtroppo gli avvenimenti di queste ultime settimane non  facilitano la cosa.

image001t1Già da diversi mesi la regione di Anbar nella parte centro occidentale dell’Irak, si trova in una situazione estremamente convulsionata. È la regione che ha combattuto di più contro le forze degli Stati Uniti d’America in guerra ed è stata la più castigata (incluso con l’uso di pallottole di uranio impoverito, che ancora oggi mostra il volto più inumano della guerra: è terribile constatare la quantità di bambini che nascono con delle deformazioni fisiche); inoltre è la regione che più ha resistito ai precedenti governi sciiti.

La grande maggioranza di abitanti sunniti di questa parte, è stata la causa di un rifiuto permanente del governo, que ha causato un aumento terroristico con bombe e morte da una parte e selvaggie rappresaglie a questo attacco da parte dell’esecito dall’altra. In definitiva un circolo vizioso di ingiustizie da ambo i lati che non finisce e sembra che nessuno sia interessato a mettere fine. Non dobbiamo dimenticare che il perdono non è accettato nell’ Islam e che il male bisogna combatterlo con ancora più male.

image002t14In conseguenza della guerra che attualmente si sta combattendo in Siria, questo conflitto sta crescendo e nessuno sa cosa succederà. La provincia di Anbar confina con la Siria e gli stessi terroristi che fanno gli attentati e le battaglie in Siria contro il governo, realizzano le stesse incursioni in Irak. Le stesse armi che la monarchia sunnita (con l’appoggio di alcune potenze occdentali) da ai terroristi in Siria, sono usate qui; il governo locale si mostra incapace di frenare questo peggioramento.

Fino a poco tempo fa, l’azione di questi fondamentalisti consisteva in attacchi di tutti i tipi; hanno già preso diverse città e punti strategici del paese. Recentemente hanno occupato una centrale di acqua e stanno provocando la siccità nel sud del paese ed inondazioni nella periferia di Bagdad, purtroppo ci sono già dei veri scontri armati alle porte della capitale. Gli abitanti di Bagdad ormai talmente abituati a guerre e strascichi di guerre, quasi non si rendono conto di tutto questo, ossia che praticamente non si parla di questo tema  e la vita segue normale.

Neanche i mass-media internazionali sembrano interessati e queste notizie non si leggono negli altri paesi.

Non sappiamo proprio fino a che punto tutto questo sarà controllato o crescerà, però la visione dei campi secchi per la mancanza di acqua, interi quartieri evacuati a causa delle inondazioni, la morte degli innocenti, l’odio che aumenta, e l’indifferenza dei potenti di questo mondo, insomma tutto questo ci porta a chiedervi, amici dell’Irak, ancora più preghiere.

L’altro giorno, parlavo con un’amica irachena e mi disse che era stanca delle azioni dei malvagi. Fino a quando dovremo soffrire tutto questo? Ella ricorda tutta una vita segnata dalla guerra, dalle ingiustizie, dall’odio, dall’impunità di coloro che fanno il male!

Il sangue degli innocenti grida al Cielo ed il Cielo sembra non sentire.

Comunque, noi che sappiamo che Dio si è fatto uomo per morire per noi, non possiamo dubitare che il Cielo sempre ci ascolta. Egli “sembra non ascoltare” è solo questo, qualcosa che sembra ma non è.

Questo lo spiegava meravigliosamente il Papa Emerito Benedetto XVI nel discorso dell’inizio del suo pontificato:

“Quante volte desidereremmo che Dio si mostrasse più forte! Che agisse duramente, che distruggesse il male e creasse un mondo migliore. Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opponga al progresso e la liberazione dell’umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio.

Noi soffriamo per la pazienza di Dio! Che dura verità! Tutti gli uomini la possono sperimentare, chi più (come coloro che soffrono mali maggiori e più a lungo) e chi meno, però tutti possono sperimentarla perchè il male nel cuore dell’uomo sta da tutte le parti e la pazienza di Dio è infinita.

Però aggiunge il Papa:

e, nonostante questo, tutti abbiamo bisogno della Sua pazienza”.

C’era una tradizione nell’Antico Oriente che i re chiamassero nella loro dimora i pastori del proprio regno. Era un’immagine del loro potere, un’immagine cinica: per loro i popoli erano come le pecore, ed il pastore poteva disponere di loro a suo piacimento. Al contrario, il pastore di tutta l’umanità, il Dio vivo, si è fatto se stesso agnello, si è posto dalla parte degli agnelli, di quelli che sono calpestati e sacrificati.

Così precisamente Egli si rivela come il vero pastore: “Io sono il Buon Pastore (…)”.  

P. Luis Montes, IVE

Missionario dell‘Istituto del Verbo Incarnato in Irak  

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