Funerali di Suor Maria del Corpus Domini Valle, a Pontina e Tuscania (Italia) 23-24 marzo

in Italia by

PONTINIA – Monastero “Beata Maria Gabriella dell’Unità”

Suor Maria del Corpus Domini è morta mercoledì 22 marzo. Il desiderio così vivo di contemplare Gesù Cristo e di che Egli la chiamasse il 21 marzo, giorno del suo anniversario di professione religiosa, la portò a preparare tutti i dettagli del suo funerale. E’ con questo anelo che si addormentava gli ultimi giorni. Una delle suore che l’ha assistita, raccontava che durante la notte si svegliava e domandava: Ancora non è arrivato lo Sposo?

Anche nostro Signore Gesù Cristo aveva preparato da tutta l’eternità i minimi dettagli di questo momento unico e misterioso. Sappiamo bene che niente è casuale nell’opera divina, ma che tutto è perfettamente determinato dalla Provvidenza amorosa del Creatore.

Non è stato un caso che suor Corpus Domini sia morta un giorno dopo aver compiuto 25 anni di professione religiosa; neanche è stata una coincidenza che qualche momento prima di partire da questo mondo abbia potuto partecipare al Santo Sacrificio dell’altare, offrendosi con Cristo Víttima, e riceverLo per l’ultima volta nella Comunione. Neppure è stato un caso che potesse ricevere l’unzione degli infermi con indulgenza plenaria e che, prima di spirare, i suoi genitori, lì presenti, insieme alla comunità del monastero potessero accompagnarla nella sua agonia con la preghiera della coroncina alla Divina Misericordia.

SSVM-CORPUS-DOMINI-FUNERALES

Potremmo citare anche altri segni che certamente non sono sfuggiti alla Provvidenza divina: la primavera, iniziata il giorno prima. Potremmo pensare che questo dettaglio non è stato qualcosa di meramente “accidentale”, ma un segno dell’arrivo di Colui che fa nuove tutte le cose (cfr. Ap 21,5). Effettivamente, per Corpus Domini “l’inverno” era ormai passato. L’inverno delle sue prove interiori e dei suoi dolori, delle sue lotte e degli sforzi per essere fedele alla sua vocazione religiosa e al carisma del nostro Istituto; la sua stessa malattia e tutto ciò che per lei è stato “inverno” era passato ed era il momento di ricevere la consolazione eterna promessa da Cristo. “Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19,29). Per questo, potremmo mettere sulla bocca della nostra cara sorella le parole della sposa del Cantico dei Cantici, quando dice: “Una voce! Il mio diletto! Eccolo, viene… Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia attraverso le inferriate. Ora parla il mio diletto e mi dice: «Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l’inverno è passato… i fiori sono apparsi nei campi… Alzati, amica mia, mia bella, e vieni!(Cantico dei Cantici 2,8-13).

La bara con i suoi resti è stata posta nella Chiesa di fronte all’altare. Suor Corpus Domini era vestita con l’abito che lei stessa aveva indicato e con una corona di fiori naturali, la stessa usata durante la Messa del suo 25° anniversario di professione, come aveva chiesto. Nelle sue mani aveva l’immancabile rosario, la Regola monastica e un crocifisso con una reliquia della Terra Santa, ricordando un altro crocifisso che aveva afferrato tra le sue mani pochi istanti prima di spirare. Il suo volto, marcato in altri momenti dal dolore, era magnificamente sereno, quasi accennando un sorriso.

SSVM-CORPUS-DOMINI-FUNERALESLo stesso 22 marzo, la sera, ha avuto luogo nel monastero una veglia di preghiera davanti ai suoi resti. La gente, che appena saputa la notizia aveva già cominciato ad arrivare, si aggiunse sempre più durante la serata, fino alle 22,30, ora in cui è stata chiusa la porta del monastero e sono rimaste in preghiera le suore contemplative.

Le suore apostoliche, che erano andate per aiutare dalla Provincia, dalla Procura Generalizia e dallo Studentato Internazionale, hanno fatto dei turni per continuare a vegliare il suo corpo durante la notte, con canti, preghiera della Via Crucis e Rosario.

Nel pomeriggio del 23, alle 17, ha avuto luogo il funerale. La Santa Messa è stata presieduta da Mons. Mariano Crociata, Vescovo della Diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno. Hanno concelebrato vari sacerdoti dell’IVE e alcuni diocesani, tra i quali c’era don Romano, che è stato parroco di suor Corpus Domini e che, quando lei aveva undici anni, ricevette la sua confidenza di voler essere una grande missionaria.

La Chiesa era piena di gente, tra familiari, amici, benefattori del monastero e religiosi; la gente stava perfino fuori. I suoi genitori, Marisa e Alberto, stavano al primo banco, con un evidente ma rassegnato dolore sul volto.

SSVM-CORPUS-DOMINI-FUNERALES

E’ stato seguito l’ordine della liturgia che suor Corpus Domini aveva preparato minuziosamente: la Messa gregoriana pro defunctis, l’introito In Paradisum, la lettura dal Libro della Sapienza, il Salmo 25, il Vangelo che invitava ad essere pronti per l’arrivo del Signore. Sembrava che, per mezzo della liturgia, ella volesse fare il suo ultimo richiamo a coloro che erano presenti per parlar loro del valore della vita eterna; questa volta non con la sua voce, ma con quella dello Sposo, Parola del Padre.

Mons. Crociata ha predicato un’omelia molto bella sul nostro fine ultimo, sottolineando l’intenso desiderio di suor Corpus Domini di raggiungere il Cielo, di contemplare Dio. D’altro canto, ha fatto anche riferimento al suo esempio di religiosa contemplativa, e che la sua vita, totalmente donata a Dio nel silenzio e nella preghiera, è stata una grande testimonianza del trascendente.

SSVM-CORPUS-DOMINI-FUNERALES

Al termine della Messa, i suoi fratelli Vincenzo, Annabella e Stella, e sua nipote Sara, hanno pronunciato alcune parole di “congedo” molto emozionanti. Poi, le persone hanno cominciato ad avvicinarsi una ad una alla bara per ringraziarla, parlarle, congedarsi, chiederle preghiere dal Cielo. Infine è arrivato il carro funebre che avrebbe trasportato i suoi resti a Tuscania. I genitori di Corpus Domini l’hanno salutata per l’ultima volta, mentre le Servidoras presenti intonavano diversi canti alla Madonna. In seguito è stato chiesto a tutti coloro che erano nella Chiesa di uscire per un momento, affinché le suore della comunità del monastero potessero salutarla prima che venisse chiusa la bara.

E’ stata aperta la grata del coro della Chiesa e si sono avvicinate le suore della sua comunità, che con tanta carità l’hanno accompagnata e accudita nei suoi ultimi momenti. I canti alla Santissima Vergine, ormai con voci spezzate, si succedevano uno dietro l’altro, raccomandando alle sue mani l’anima della nostra cara consorella. Successivamente, gli uomini delle onoranze funebri, molto rispettosi, dopo essersi segnati col Segno della Croce, hanno cominciato a sigillare la bara. Tra i canti, è stata riaperta la porta della chiesa, questa volta per portare via i suoi resti e porli nell’auto che l’avrebbe portata al Monastero di Tuscania.

Suor Corpus Domini era arrivata al suo amato Monastero di Pontinia due mesi prima e si dispose a vivere ogni giorno come un dono che Dio le faceva per prepararsi all’incontro definitivo con Lui. Quante volte avrà meditato e fatto sue le parole del Salmo 84: “L’anima mia anela e desidera gli atri del Signore. Beato chi abita nella tua casa: senza fine canta le tue lodi”. Questo era il suo desiderio: morire nella sua cella contemplativa, attorniata dalla sua comunità; morire nella Casa del Signore.

SSVM-CORPUS-DOMINI-FUNERALES

TUSCANIA – Monastero “San Paolo”

SSVM-CORPUS-DOMINI-FUNERALES-TuscaniaPoche ore dopo, i suoi resti mortali sono giunti a Tuscania. Un arco di fiori e un sentiero di candele accese decoravano l’ingresso della Chiesa del Monastero “San Paolo”. Tutto era adornato con fiori bianchi, per ricevere il corpo della sposa di Cristo. I canti della comunità monastica e delle suore dello Studentato Internazionale hanno accompagnato l’ingresso dei resti di Maria del Corpus Domini nella Chiesa. Di fronte ad immagini così suggestive vengono alla nostra mente le parole del Salmo 44: “La figlia del re è tutta splendore, gemme e tessuto d’oro è il suo vestito. È presentata al re in preziosi ricami; con lei le vergini compagne a te sono condotte; guidate in gioia ed esultanza entrano insieme nel palazzo del re”. Questo testo si applica magnificamente alla Vergine Santissima, ma si suole utilizzare anche come canto nella liturgia della vestizione o della professione religiosa (Audi Filia), proprio perché descrive chi dimentica il suo paese e la casa paterna per seguire il Re Divino.

Tutto era preparato, disposto armoniosamente, con semplicità e solennità. Il gran crocifisso sulla parete, al di sotto il coro monastico e le grate, il tabernacolo, l’altare e, davanti, la bara chiusa contenente il corpo della nostra cara consorella, e sopra di essa una croce di Matarà, la sua foto e la corona di fiori naturali.

Ventitré anni prima, suor Maria del Corpus Domini si prostrava su un tappeto davanti all’altare della Chiesa di San Pietro (Sezze) come segno della sua donazione perpetua a Dio, dando testimonianza che amava Cristo come suo unico Sposo. A Tuscania, la bara coi suoi resti è stata appoggiata direttamente sul tappeto, come una seconda prostrazione, questa volta per dirci, con un silenzio eloquente, (parafrasando Santa Teresina) che non si pentiva di essersi donata all’Amore, Gesù Cristo, e che ora nulla poteva più separarli.

In questa Chiesa entrambe le comunità, contemplative e studentesse, hanno passato la notte accompagnando i suoi resti tra canti e preghiere.

SSVM-CORPUS-DOMINI-FUNERALES-Tuscania

Alle 11 del 24 marzo ha avuto luogo il funerale. La Santa Messa è stata presieduta dal R. P. Diego Pombo, padre spirituale delle Servidoras. Erano presenti diciassette sacerdoti e quattro diaconi. Oltre alle Servidoras, erano presenti i seminaristi dell’IVE del Seminario “San Vitaliano” di Montefiascone e numerosi laici, amici e familiari.

SSVM-CORPUS-DOMINI-FUNERALES-Tuscania

La Santa Messa è stata cantata dalla comunità contemplativa, seguendo il libro delle esequie preparato da suor Corpus Domini.

Tutto era solenne nella liturgia e faceva pensare alla grandezza della liturgia celeste della quale godeva lei.

Nel sermone, il R.P. Arturo Ruiz Freites ha parlato dell’anima, dell’immortalità, dell’eternità. Ha fatto riferimento alla straordinaria donazione della nostra sorella, la prima che ha attraversato l’oceano per vivere la povertà; ha parlato del suo amore alla nostra Congregazione, della sua preghiera fervorosa per l’unità dei membri, della sua speciale preghiera per i sacerdoti.

Dopo l’ultima preghiera, mentre si cantava Iesu corona virginum, è stata benedetta la bara. Mentre si intonava il canto Salve de los cielos, i seminaristi hanno preso la bara sulle loro spalle ed è cominciata la processione verso il cimitero: la croce processionale, l’incenso, i sacerdoti, i suoi familiari, le SSVM… Tutti avanzavano passo dopo passo, mentre si cantavano i salmi che la stessa Corpus Domini aveva scelto. C’era un sole splendido e l’azzurro del Cielo faceva pensare al suo destino eterno. Le campane suonavano a festa…

SSVM-CORPUS-DOMINI-FUNERALES-Tuscania

Quasi giunti al cimitero, il suo corpo è passato sulle spalle delle suore…

SSVM-CORPUS-DOMINI-FUNERALES-Tuscania

Giunti al mausoleo delle Clarisse, dove doveva essere interrato il corpo, sono state eseguite le ultime preghiere del rito: “In Paradiso ti accompagnino gli angeli, al tuo arrivo ti accolgano i martiri, e ti conducano nella santa Gerusalemme. Ti accolga il coro degli angeli, e con Lazzaro povero in terra tu possa godere il riposo eterno nel cielo”. Sono poi seguiti i canti alla Santissima Vergine, polifonici e popolari, mentre con corde veniva calata la bara. Tra le contemplative è rimasta sepolta colei che volle vivere e morire come tale.

Al rientro al monastero, con l’anima piena di gratitudine al Signore per i momenti di Cielo che ci ha permesso di vivere, abbiamo condiviso un piccolo rinfresco. La nostra Famiglia Religiosa si preparava a celebrare i primi vespri della Solennità del Verbo Incarnato e i trentatré anni di fondazione dell’IVE. Maria del Corpus Domini, che per venticinque anni aveva celebrato questa Festa in terra, contemplava ora questo mistero faccia a faccia, nel mezzo della solenne liturgia celeste, unita a Dio, ai fratelli e alle sorelle della sua amata Congregazione, che Egli le aveva dato in questa terra…

“Disse che aveva compreso finalmente quello che Dio voleva da lei. Che non era più che si occupasse delle cose di questa terra, ma di essere interceditrice”. “Anche quando starò nel Cielo – mi disse – chiedetemi tante cose”. (Testimonianza della Madre Maria Siempre Virgen).

SSVM-CORPUS-DOMINI-FUNERALES-Tuscania

A.M.D.G

Scritto postumo di Suor Maria del Corpus Domini: “Storia di un Cirineo. Riflessioni sul tempo della malattia e sulla perseveranza”.

“Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prendere su la croce di lui” (Mt 27, 32).

Vorrei iniziare queste riflessioni appunto con la figura di Simone Cireneo, perché quando è iniziata la malattia della leucemia a maggio del 2015, è stato tutto così improvviso e inaspettato da sentirmi di colpo una croce sulle spalle che non avevo chiesto e non avevo cercato …esattamente come il Cireneo!

Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sulla seconda parte della mia vocazione, giacché della scoperta e dell’ingresso al convento e alla vita contemplativa già avevo scritto in un altro momento; la seconda parte sarebbero i miei 25 anni dalla prima professione dei voti che si compiono il prossimo 21 marzo, ma vorrei invece riferirmi ai miei ultimi due anni di vita segnati da una malattia grave, qual’è appunto uno dei tumori del sangue chiamato leucemia linfoblastica acuta.

E’ stato un cammino quasi come quello di Santiago di Compostela …pieno di tappe, di sacrifici, dolori, ma anche di momenti di riposo e di conforto fino ad arrivare alla gioia dell’accettazione… della malattia e più ancora dell’Adorabile Volontà di Dio pur misteriosa, considerando davvero la malattia come un dono, un dono sublime dello Sposo innamorato che vuole abbellire e preparare la sposa per le nozze, arricchendo in questo modo chi la vive e tutti coloro che le sono intorno, iniziando dai familiari.

Anche la Beata Maria Gabriella dell’Unità sperimentò qualcosa di simile quando scrisse in una sua lettera alla mamma del 6.7.1938: “…Il Signore, come voi sapete, mi ha sempre favorito di grazie speciali, ma adesso con questa malattia me ne ha fatto una più grande di tutte. Mi sono totalmente abbandonata nelle mani del Signore e ho guadagnato moltissimo… Non c’è felicità più grande di quella di poter soffrire qualche cosa per amore di Gesù e per la salvezza delle anime. Siate felice anche voi, madre mia, e ringraziate il Signore di questa grazia grande che ha fatto a voi e a me”.

Dopo l’accettazione è venuta la fiducia, il lavoro nella fede, nel credere e nello sforzarmi per credere in ogni momento di essere nelle Migliori Mani, pur non comprendendo il disegno del Signore: infatti secondo i medici sono stata in fin di vita almeno già due volte. Infatti dopo l’inizio della malattia, appena fatte le prime cure di chemioterapia, i medici dicevano che rispondevo bene a tutto e che sarebbe andato tutto bene…invece dopo esattamente un anno di cure intensive (motivo per il quale sono stata ospitata dalle Madri della Procura e ho vissuto fuori dal Monastero) la malattia è tornata aggressiva senza più rispondere ad alcuna terapia a giugno 2016 proprio nei giorni in cui iniziavano i Capitoli Generali dei nostri due Istituti…compresi che il Signore chiedeva il sacrificio per i frutti degli stessi. Mi si disse che il mio caso era precipitato e che la mia situazione era grave … Quante volte mi è stato detto che ero grave …quante volte ho preso l’unzione degli Infermi … quanto tempo il Signore mi ha donato per prepararmi all’incontro con Lui… tutta Misericordia!!! Il gran privilegio di essere chiamata ad essere conforme all’immagine di Gesù Crocifisso, questo è la malattia grave…poter dire con San Paolo: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più-io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio; che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20).

Anche se confonde le nostre intelligenze, perché non capiamo cosa il Signore voglia, perché non possiamo programmare nulla …quando non si sa se si vive ancora per un mese oppure no…cambia davvero tutto.

Sì cambia davvero tutto davanti alla possibilità della morte, cambia davvero il nostro modo di pensare, le nostre preoccupazioni, il nostro amore verso gli altri, la misericordia prende il sopravvento su tutto…si capisce cosa valga la pena e cosa no…Mi sovvengono due passi del libro del Siracide in proposito: “Come una goccia d’acqua nel mare e un grano di sabbia così questi pochi anni in un giorno dell’eternità (Sir 18,15-16)”. E: “In tutte le tue opere ricordati della tua fine e non cadrai mai” (Sir 7,73-74).

A questo punto vorrei aggiungere una riflessione sulla perseveranza proprio perché più di una volta ho pensato che meraviglioso poter morire avendo perseverato per grazia di Dio nella vocazione che Lui mi aveva dato e nella Congregazione dove Lui mi ha chiamato e che ho molto amato. È una grazia immensa che desidero per tutti i membri dei nostri Istituti, e un’intenzione per la quale ho pregato, prego e pregherò dal Cielo…mi dicevo come deve stare sul letto di morte l’anima che è stata infedele e ha lasciato il primo amore…chissà quanti rimorsi, anche se certamente la Misericordia di Dio non l’abbandonerà.

Allora mi dicevo anche come durante tutta la vita dobbiamo difendere e lottare per conservare la nostra vocazione, come diceva San Pietro: “Fratelli, cercate di render sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete mai. Così infatti vi sarà ampiamente aperto l’ingresso nel regno eterno del Signore nostro e salvatore Gesù Cristo” (2 Pt 1, 10-11).

Ciò non significa che lungo la vita non abbiamo tentazioni, oscurità, aridità, prove di ogni genere, in fondo conosciamo tutti quella citazione del Siracide: “Figlio se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione” (Sir 2,1-2), ma quando tocca a noi ce ne dimentichiamo… Così mi permetto di raccontare qualcosa di personale, molte volte sono stata tentata di abbandonare la vocazione…invece lo Sposo geloso delle nostre anime non ha mai permesso che cadessi, è sempre intervenuto a tempo, mediante le mozioni del Buono Spirito, il mio chiedere aiuto al direttore spirituale e ai superiori e più ancora e qui racconto un piccolo segreto… la preghiera incessante della grazia della perseveranza nella vocazione che ho elevato al Signore sin dai giorni del mio noviziato (1991) ad oggi in ogni Santa Messa, come mi fu consigliato nel noviziato stesso e non l’ho mai dimenticato un solo giorno. E’ anche molto bello e fruttuoso leggere l’articolo di P. Buela proprio sul tema della perseveranza che è pubblicato sul libro “Servidoras I”, consiglio vivamente di leggerlo o rileggerlo, a me ha fatto molto bene.

San Paolo parla anche di una battaglia che possiamo applicare perfettamente alla nostra vocazione e alla lotta per poter perseverare: “La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove” (Ef 6,12-13).

E ancora a Timoteo: “Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni” (1 Tim 6,13).

Possiamo anche applicare al tema della perseveranza quella esortazione di San Paolo a Timoteo: “Certa è questa parola: Se moriamo con lui, vivremo anche con lui; se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso” (2 Tim 2,11-16).

Pensavo che meraviglioso avvicinarsi alla morte con gli stessi sentimenti di San Paolo, che io applico alla grazia della perseveranza nella vocazione religiosa, scriveva il Santo: “Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione” (2 Timoteo 4,6-8).

Tutti questi pensieri vengono in mente quando si è vicini alla morte, per questo è cosi saggio Sant’Ignazio di Loyola negli esercizi spirituali che prima di prendere delle risoluzioni ci fa pensare nel momento della morte a che cosa avremmo voluto scegliere, ed è vero che davanti all’eternità ogni cosa ha un peso diverso.

In tutto il tempo della malattia molte superiore mi hanno chiesto di pregare per le vocazioni e per la perseveranza e l’unione dei membri e per la fedeltà al nostro carisma, cosa che ho sempre fatto, sto facendo e continuerò nel Cielo se il Signore mi chiama, credo non ci sia morte più dolce (anche se fra dolori fisici) di una sposa di Cristo (ciò è una religiosa e niente più) che cadere finalmente nelle braccia dello Sposo amato e cercato nella fede e nella speranza durante tutta la vita terrena.

Che il Signore mi conceda la grazia sublime di essere trovata pronta quando verrà a prendermi, giacché dal giorno della mia nascita in una famiglia cristiana e lungo tutta la vita (25 di professione religiosa) sono stata oggetto di predilezione dell’Infinita Misericordia di Dio…che Lui porti a termine l’opera che ha iniziato in me, affinché possa cantare eternamente la sua Misericordia!

suor Maria del Corpus Domini SSVM
26 febbraio 2017

Rispondi