Come abbiamo vissuto il Conclave in Tanzania

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La scorsa settimana p. Diego Cano ha scritto a p. Carlos Walker, Superiore General dell’ IVE, raccontandogli come stavano vivendo i giorni previ al conclave nella missione in Tanzania. Condividiamo con voi questo edificante testo.

“Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto”. (Lc 10,21).

“Caro Padre Carlos:

Spero che stia molto bene.

Sebbene sia tardi da queste parti… desidero scriverle rispondendo alla richiesta che lei ha rivolto ai membri dell’IVE, di pregare per i frutti del conclave, desidero farle sapere come viviamo questi momenti della Chiesa in missione.

La verità è che è stato veramente edificante per me l’esempio della gente. Qui stiamo in campagna, come lei sa bene. Non c’è televisione, e quasi non si leggono i giornali… si ascolta solo la radio. Tutto ciò ci fa vivere molto da lontano ciò che sta avvenendo. La gente è molto semplice, agricoltori, gente di campagna. Molti di loro nemmeno parlano swahili, ma parlano il dialetto sukuma.

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Inoltre i cattolici non sono la maggioranza ma questo fa si che coloro che sono cattolici cerchino di dare una buona testimonianza davanti ai pagani e ai mussulmani. La gente ama la sua fede cattolica, e l’ho potuto vedere i giorni scorsi. Quando nella messa del 12 febbraio, giorno successivo all’annuncio della rinuncia del papa Benedetto XVI, ho chiesto al catechista di spiegare l’accaduto alle persone. P. Johntin non stava qui, perché era dovuto andare per tre giorni in altre comunità. Io non posso parlare in swahili così che Filippo ha parlato alle persone che sono venute a messa quella mattina. La reazione sul volto delle persone era di grande sorpresa. Molti conoscono pochissimo, forse neanche sanno dove si trovi Roma o l’Italia ma sanno che il Papa è il capo della Chiesa, il successore di Pietro, è colui che rappresenta tutti noi, ed è il nostro padre, questo si sa semplicemente dal nome in cui lo chiamiamo “ Baba Mtakatifu” (Santo Padre) come in tutti gli altri luoghi. Ma lì uno capisce che la fede è un qualcosa che supera le lingue o le culture. Nella messa di domenica con la chiesa piena, il silenzio che si venne a creare fu ancora più emozionante. Già dal giorno seguente, nelle intenzioni del rosario veniva nominato il Santo Padre, e colui che sarebbe stato il suo successore. E’ successo che abbiamo invitato a pregare per il Papa, e per la Chiesa, il giorno 28 febbraio, nel momento in cui Benedetto XVI avrebbe lasciato la guida della Chiesa. Abbiamo fatto due ore di adorazione con rosari, canti e con la preghiera silenziosa. Era abbastanza tardi per l’orario al quale sono abituati qui, era quasi una notte eroica, poiché queste persone iniziano a lavorare molto presto la mattina, con lavori duri, sotto il sole, e senza riposare. Ma lì c’era un bel gruppo di uomini e donne, alcuni anziani che si aiutavano nel camminare con il bastone. C’erano anche alcuni bambini e giovani. Era veramente commovente vederli pregare, dalle nove fino alle undici di notte, con molta poca luce, in chiesa in una chiesa messa al centro della Tanzania.

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Infine, le racconto che il primo Venerdì del mese nella Via Crucis del pomeriggio c’era molta gente. La prima cosa che P. Johntin ha fatto è stata quella di avvisare la rinuncia del Papa, che si doveva pregare per Benedetto XVI, per la Chiesa, per il conclave. E questo è stato anche molto edificante, vedere il silenzio in cui hanno ricevuta questa esortazione e come si è pregata questa Via Crucis.

Posso dire che sebbene le notizie arrivino qui con il contagocce questi momenti si vivono con una grande intensità spirituale. Nella missione si sperimenta la grandezza della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Come le membra di un posto molto lontano e dimenticato dal mondo, possono pregare e santificarsi per il Papa e per la Chiesa. Molti di loro neanche hanno mai visto una foto del Santo Padre. Ma capiscono che è colui che rappresenta Cristo, il suo vicario. Fin d’ora immagino la grande gioia che manifesteranno quando sapranno dell’elezione del nuovo successore di San Pietro. Come Cristo ci ha detto, “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”. Un grande abbraccio.

Fermi sulla breccia!

P. Diego Cano, IVE.

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